La nostra personale “cassetta degli attrezzi”: quanti strumenti siamo abituati ad usare? Il monitor di deflessione, una delle scoperte di Antonio Meneghetti
Quanto più è diversificato il repertorio di schemi/stereotipi che ognuno di noi ha immagazzinato nei neuroni, quante più possibilità avremo di trovare lo strumento adatto ad ogni circostanza. La memoria e lo stereotipo, cioè, sono in origine degli strumenti che abbiamo a disposizione per essere funzionali ed efficienti: è come se avessimo una cassetta degli attrezzi che, nel tempo, andiamo a riempire e ad arricchire, così da essere in grado di compiere ogni tipo di lavoro ci si presenti.
L’informazione del monitor di deflessione, scoperto da Antonio Meneghetti nel corso delle sue ricerche scientifiche nell'ambito dell’Ontopsicologia, conduce ad un’alterazione di questo processo di scelta dello strumento idoneo momento per momento: agisce come un filtro che distorce le informazioni in entrata sempre nello stesso modo. Il risultato è che anche i neuroni, anziché lavorare sulla varietà degli stimoli informativi presenti nel reale, lavorano sempre nello stesso modo, sullo stesso tipo di informazioni. Quando lo stesso collegamento o circuito di neuroni viene attivato ripetutamente nel tempo e in maniera continuata, allora avviene l’irrigidimento della struttura nervosa. I neuroni, cioè, perdono progressivamente la capacità di stabilire percorsi diversi e si “sclerotizzano” solo su quel tipo di schema e di conformazione. Il soggetto, quindi, diventa esperto ed abile nell’attuare un certo tipo di risposta, ma perde la capacità di diversificare il suo repertorio di pensieri e comportamenti. Si acquisisce, cioè, un’abitudine che finisce con il prevalere sulla consapevolezza dell’individuo: in sostanza, ci troviamo a pensare o fare delle cose senza che ce ne rendiamo conto perché lo schema di neuroni si attiva senza che ce ne accorgiamo. L’abitudine diventa così un automatismo: la nostra cassetta degli attrezzi si impoverisce e finiamo con l’usare sempre quella stessa chiave inglese, che sappiamo usare molto bene, ma che non sarà adeguata quando dovremo avvitare una vite o piantare un chiodo nel muro!
L'Ontopsicologia e l'occulto: l'inconscio
Per chiunque continui a penare che l’inconscio dell’uomo sia qualcosa di occulto e un mistero insondabile, l’Ontopsicologia fornisce una novità di sapere, che origina in Italia 40 anni fa per diffondersi poi nel panorama culturale internazionale: l’inconscio non è tenebrosità di mostri o caos, ma ordine perfetto della vita nell’essere umano. E' solo nella parte superficiale che si trovano le strutture complessuali; nella sua essenza, però, l’inconscio è l’insieme globale delle informazioni continue provenienti dall’ambiente. La vita infatti non genera pezzi di realtà a sè stanti, ma li posiziona in continuità dinamica.
L’Ontopsicologia come quarta forza
In questo senso, la ricerca della scuola ontopsicologica trova un’affinità di obiettivi con gli esponenti della Psicologia Umanistico-esistenziale, che, in quegli anni, intendevano formalizzare un approccio che mettesse insieme la psicologia e l’ontologia, il senso della realtà della vita e il modo di conoscere della coscienza umana. Non si parla più solo di inconscio, complessi, rimozione, patologia, ma anche di amore, creatività, sè, crescita, autorealizzazione, peak experience: tutte capacità dell’umano che devono essere portate al centro dell’attenzione di una seria indagine sulla psiche.
La Psicologia Umanistico-esistenziale era detta la "terza forza" della psicologia, dopo la Psicanalisi ed il Comportamentismo. Nonostante gli studi e gli approfondimenti di molti grandi esponenti quali Carl Rogers, Abraham Maslow e Rollo May, fu lo stesso Maslow (ancora oggi noto per la sua "piramide dei bisogni dell’individuo") ad affermare che la Psicologia umanistica non era riuscita del tutto nel proprio intento, non era divenuta una vera e propria scuola, non essendo riuscita a formalizzare un metodo preciso e faceva quindi solo da prologo ad una "quarta forza". Questa poteva solamente essere una branca della psicologia che si rivolgesse allo studio del sÈ completamente sviluppato e autentico, in sostanza una "onto-psicologia".
L’Ontopsicologia di Antonio Meneghetti ha formalizzato il proprio metodo verificando ogni passaggio attraverso la prassi clinica (dal 1970 al 1981), prima di dedicarsi alla divulgazione scientifica internazionale. Può legittimamente definirsi "Quarta forza" della psicologia in quanto Ë in grado di individuare il punto sorgente dell’attività psichica dell’individuo attraverso delle precise fenomenologie. Ha definito questo punto sorgente In SÈ ontico. Esso rappresenta l’identità vera, profonda di ogni essere umano. » il criterio tanto auspicato in psicologia, che permette di distinguere scelte esistenziali utili e funzionali per la propria individuale crescita, da percorsi dannosi e disfunzionali che portano depressione e patologia.
Da quando l’Ontopsicologia – ultima nata tra le scienze contemporanee – ha rilevato e isolato le tre causalità di indagine (In Sé ontico, campo semantico e monitor di deflessione) si sono evidenziati nuovi criteri che consentono il taglio preciso sulla fenomenologia umana anche attraverso la comunicazione filmica come informazione onirica dell’inconscio collettivo e individuale. Con il testo "Cinelogia ontopsicologica", la semiologia filmica come critica ed espressione è superata. Viene reimpostato il criterio elementare per comprendere il cinema in sé, come fatto di comunicazione sociale, stimolazione di pulsioni individuali e comprensione dell’umano storico comunque.
Il prof. Paolo De Nardis, Ordinario di Sociologia all’Università degli Studi di Roma “Sapienza”, così conclude la sua Prefazione alla VII edizione (2008) di questo libro: “Sono circa tre anni che portiamo avanti un discorso interdisciplinare sulla lettura del cinema, sull’impatto sociale del prodotto cinematografico, attraverso gli strumenti della Sociologia e dell'Ontopsicologia, non della psicologia generale, ma dell’Ontopsicologia, che ha scoperto l’architettura base dell’inconscio umano e come questo si costituisce. (…) Per noi diventa un fiore all’occhiello non soltanto della Cattedra ma anche della Facoltà che per tanti anni ho avuto la ventura di dirigere.”
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Nuove professioni: l'Ontopsicologo
Il mestiere dell'ontopsicologo, supportato da una laurea specifica e riconosciuta, è quello di sfrondare dall'individuo tutti quegli elementi che non permettono di far emergere la vera essenza della persona in tutta la sua originalità.
L'ontopsicologo smonta e fa a pezzi l'inconscio della persona al fine di costruire la consapevolezza necessaria per esercitare la propria libertà e creatività.
L'Ontopsicologia
Dal 1971, anno di fondazione a Roma del Centro di Terapia Ontopsicologica, prima scuola di psicoterapia italiana, il metodo ontopsicologico ha ottenuto importanti risultati in Italia e nel mondo in termini di sviluppo ed evoluzione creativa della personalità di coloro che si sono avvalsi di questa tecnica con impegno e serietà.
L'Ontopsicologia è uno strumento che consente l'autenticazione della persona: è un percorso possibile per ogni individuo in quanto si tratta di recuperare alla coscienza doti e capacità che, per natura sono presenti, ma che, per incidente storico, sono precluse.
Essere persona autentica significa riuscire a vivere con profondo rispetto e dignità di se stessi ogni situazione pratica: saper scegliere la propria professione, i propri affetti, le proprie relazioni d’affari e d’amicizia, ecc… si ottiene di conseguenza un positivo e benefico rapporto con gli altri. Tutto ciò si basa su una responsabilità del cliente che riprende in mano le redini della propria esistenza traendo forza dalla sua stessa interiorità.
L’Associazione Internazionale di Ontopsicologia (A.I.O.), Organizzazione Non Governativa, ha raccolto dal 1978 le finalità della precedente scuola ampliandole alla divulgazione scientifica. Nell’arco di oltre trent’anni, grazie al lavoro e all’impegno di terapeuti, consulenti e formatori, l’A.I.O. ha svolto attività didattica, oltre ad aver organizzato diversi congressi internazionali. Importanti anche le partecipazioni a congressi internazionali di psicologia (Berlino, Pechino, Sudamerica), nonché i rapporti con le istituzioni pubbliche.
Senza escludere quelle conoscenze che le grandi scuole hanno maturato fino ad oggi, l'Ontopsicologia le integra con la novità del sapere derivante dalle sue tre scoperte: In Sé ontico, Campo semantico e Monitor di deflessione. Da questa sintesi originale si produce un fattivo avanzamento nel sapere scientifico, oltre alla possibilità di risoluzione delle problematiche individuali più profonde fino al raggiungimento della capacità creativa.



